Analfabeti e calciatori

11.05.2013 09:47

Nel tempo in cui l'Italia era un Paese contadino, gran parte degli italiani erano analfabeti. I nostri trisnonni, forse i bisnonni o addirittura i nostri nonni non sapevano né leggere né scrivere. La loro massima ambizione era quella di far studiare i loro figli, perchè sarebbero stati orgogliosi di avere dei figli capaci di leggere e scrivere. Perciò fecero sacrifici per mandare i figli a scuola e l'Italia seppe crescere culturalmente e civilmente.

Oggi i genitori non sono più analfabeti, per cui non sognano più di mandare i loro figli a scuola. La scuola è un diritto e un dovere, abbiamo fatto passi da gigante. Che cosa sognano, allora, molti genitori per i loro figli? Sognano che diventino professori di filosofia? Sognano che i loro figli imparino la letteratura anglosassone o la musica classica? No, sognano che i loro figli diventino calciatori. Purtroppo, molti genitori sognano che i loro figli si affermino nel calcio, forse perchè sperano che ciò li faccia diventare ricchi e invidiati. E non importa se spesso i calciatori per “fare carriera” debbano abbandonare gli studi e a volte sappiano a malapena parlare.

Allora vi chiediamo: onestamente, credete che sia più saggio un genitore che fa sacrifici per far studiare suo figlio, o uno che fa sacrifici per portarlo ad allenarsi nel team che lo può far diventare un campione?

Piero Uboldi

vai agli altri editoriali