La Repubblica delle banane

24.06.2013 14:08

Se un cittadino benestante dell’Ucraina decide di prendere un aereo e venire per qualche giorno a visitare l’Italia, deve fare il visto. Poco male, direte voi: basta andare in ambasciata e richiederlo. Esatto. Ma sapete che cosa occorre perchè l’Italia rilasci un visto a un turista ucraino? Innanzitutto deve presentare una domanda scritta in italiano. Poi occorre una lettera di invito scritta da un cittadino italiano, oppure la prenotazione dell’albergo in cui alloggia. Ma non basta. Poi deve presentare in ambasciata la dichiarazione del suo datore di lavoro che garantisce che durante il periodo del viaggio in Italia gli viene conservato il posto di lavoro. Se è un lavoratore autonomo, occorrono Certificato di registrazione e dichiarazione dei redditi. Ma non basta. Deve presentare la sua carta di credito più una dichiarazione della sua banca sullo stato dei suoi conti, o una fidejussione bancaria. Ma non basta ancora! Deve presentare anche un’assicurazione medica internazionale. Il tutto, ovviamente, va tradotto in italiano o inglese. Solo per fare una settimana di vacanza. Se poi vuole un visto per vivere in Italia, è cento volte più complicato.

Orbene, se è così pazzesco per un ucraino venire in Italia, come mai ci sono così tanti ucraini nel nostro Paese? Perchè troppo spesso, per evitare queste trafile, basta pagare una tangente. Perchè troppo spesso vengono fatti visti falsi e nessuno se ne accorge. Perchè ci sono ucraini che da dieci anni vivono in Italia senza visto e nessuno ha mai controllato. Insomma, perchè sembriamo come la repubblica delle banane: facciamo leggi umilianti per gli onesti, ma i disonesti possono fare quello che vogliono.

Piero Uboldi

 

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